Almeria 2005, l' ultima medaglia della nazionale senior di basket

30 Jun 2015

1 Luglio 2005 - 1 Luglio 2015.

Sono passati 10 anni da quel pomeriggio a El Ejido.

10 come il mio numero preferito, 10 come Mark Lenders con la divisa viola della Muppet, 10 come il Divin Codino, 10 come Ten, il primo disco dei Pearl Jam il cui titolo è in onore di Mookie Blaylock e del suo numero di maglia.

Dieci anni da quello che nella mia carriera cestistica posso considerare "The Shot". E non perchè avevo le Jordan 13 Retro Flint ai miei piedi. Beh, un po' anche per quello, sì.

Uno dei miei più bei ricordi legati alla palla a spicchi: la tripla sulla sirena che ci permise di metterci al collo quella che è tuttora l'ultima medaglia vinta dalla nazionale italiana maschile senior di basket.

L'oro di Almeria 2005, ai Giochi Del Mediterraneo.

 

 Tutto era iniziato presto, molto presto per i soliti programmi estivi della nazionale; decisamente troppo presto, visto che a fine maggio eravamo già a Rieti in palestra  e la maggior parte di noi aveva appena finito la stagione regolare o al massimo il primo turno di playoff.

Alla guida di quel primo gruppo c'erano Charlie Recalcati come capo allenatore, Cesare Pancotto e Giovanni Piccin gli assistenti.

Cesare era per la prima volta in carriera, e al giorno d'oggi rimane pure l'ultima, alle prese col ruolo di vice allenatore, mentre Giovanni, da quando ho cominciato a frequentare l'ambiente azzurro, è sempre stato assistente della nazionale (a parte quella volta che gli hanno affidato la panchina della squadra nazionale juniores dell'annata '80, in cui ero presente, per le qualificazioni a Codroipo per l' Europeo, considerata da tutti una delle peggiori di sempre tra le nazionali giovanili del tempo e, viste le nostre prestazioni e i risultati ottenuti, o meglio NON ottenuti, oserei dire non con tutti i torti, ma questa è un'altra storia).

Torniamo a Rieti, e solo chi c'era può davvero capire cosa voglia dire allenarsi con quel caldo, a fine maggio, senza aver staccato neanche una settimana ,e sentire Giovanni con la sua flemma british spronare la squadra con frasi tipo: "I rossi passano ai rossi, i blu passano ai blu", oppure "Va bene riscaldarsi alla metà della velocità, ma non alla metà della metà"...

Diciamo che per quanto possa essere emozionante indossare la maglia azzurra e rappresentare la tua nazione, potevo capire chi mandava un certificato medico, chi arrivava e aveva mal di schiena, chi si augurava una storticina alla caviglia, niente di troppo grave eh, ci mancherebbe, ma insomma, diciamoci la verità, i Giochi del Mediterraneo non sono né gli Europei, né i Mondiali o un' Olimpiade. Posso capire, ripeto, non condividere, ma per lo meno capire. Specialmente quando si sa che ci saranno sicuramente altri che sarebbero venuti in Spagna aggregandosi molto più tardi, perché hanno la fortuna di aver passato un turno di playoff e magari qualcuno ne avrebbe passati anche due di turni, raggiungendo la squadra solo poco prima della partenza per Almeria, e può anche essere che prendessero  il tuo di posto, che hai passato un mese a pasta col pomodoro o riso alla parmigiana e petto di pollo con contorno di verdure bollite, ma tanto è sempre stato così e così sempre sarà, perché siamo tutti uguali ma qualcuno è più uguale degli altri.

A guidare la truppa c'era però Charlie, l'allenatore della prima squadra nazionale, che finito l'evento spagnolo avrebbe poi preparato la squadra agli Europei di Serbia, per cui non eravamo del tutto "Sperimentali" dai.

 

Passano i giorni, e gli allenamenti, e i piatti di pasta al pomodoro, e finalmente si fa anche qualche amichevole, contro Venezuela, Giappone, Francia e Grecia. Già, la Grecia, che sembra un gruppo di compagni di scuola in gita premio, e che da quella volta a Fabriano si sono praticamente aggregati a noi, giocandoci minimo altre 4 volte contro in amichevole. Non li abbiamo mai visti fare un allenamento, sempre fuori a far casino ogni notte e in ogni posto in cui si passava. Veroli, Jesi, Osimo.

La prima volta li abbiam battuti di 50, poi di 30, poi di 20. Insomma, ogni volta loro sembravano più a loro agio, più freschi, più sereni, e noi sempre più stanchi e imballati. Partiamo per la Spagna e facciamo un'altra amichevole, con i padroni di casa iberici e poi di nuovo con i greci, e vinciamo l'ultimo torneo  prima dell' inizio dei Giochi, ma soffrendo un bel po'.

Meno male che la vita nel villaggio rompe la monotonia di quel periodo, ricordo ancora quando col "Principe" Di Giuliomaria abbiamo distribuito pizze su una di quelle automobili elettriche da golfisti per tutta Little Italy, o le chiacchierate con Thomas Ress, il mio storico compagno di stanza, o i primi video della serenità con Boscagin e il motto STAI SERENO ...SEMPRE...

 Prima partita il 24 Giugno, contro l'Egitto. 80-67

Seconda partita il giorno dopo, contro l'Algeria. 80-50 (fitta al polpaccio e la sensazione che sarei rimasto, dopo un mese e mezzo di allenamenti pallosissimi, a guardare gli altri per le prossime partite).

Dai, sarebbe stata troppa sfortuna in un colpo solo. Così mi affido totalmente alle sapienti mani del nostro favoloso staff medico sanitario, che in giro di qualche giorno, tra tutte le terapie possibili e clanfe in piscina, riescono a rendermi quantomeno presentabile per la semifinale, in cui gioco una decina di minuti giusto per vedere se avessi potuto, l'indomani, dare il mio contributo per la finale.

Per dovere di cronaca la terza partita del girone contro la Spagna la vinciamo 86-74. La semifinale con la Turchia di Boscia Tanjevic, Peker e Tunceri 79-69.

Ovviamente chi ci troviamo in finale? Quella banda di scalmanati greci che sono in vacanza da un paio di settimane, non hanno mai fatto un allenamento a meno della metà della metà della velocità, hanno finito le scorte di vodka e rhum di ogni locale da Jesi a Almeria e giustamente non hanno nulla da perdere perché metà squadra manco s'è portata le scarpe e hanno giocato diverse volte in infradito coi cocktail in panchina.

Detto tra noi, vista la loro preparazione ai Giochi, io e credo la maggior parte di voi lettori, facevo il tifo per loro.

E così, dopo aver vinto di 50, poi di 30, poi di 20, poi di 5 in tutte le partite precedenti, ci ritroviamo sotto di 3 a 50" dalla fine. Un classico.

In penetrazione appoggio al tabellone il meno uno, con una difesa ellenica che palesemente dimostra tutto il grande lavoro fisico e tattico che ha svolto lo staff greco per preparare questi Giochi di Almeria. Accenniamo una specie di pressing tutto campo e loro commettono infrazione di 8", ovviamente nemmeno presa in considerazione dagli arbitri, il portoghese Coelho,  a cui probabilmente hanno dato il fischietto come premio ad un concorso letterario, e lo spagnolo Llamazares, parente del custode dei lettini da sole della spiaggia lì a fianco che evidentemente ha perso con qualcuno dell'organizzazione a briscola e tresette o a Beer-pong per essere incastrato lì quella sera.

Quinto fallo di Boscagin, che sembra perdere per il primo momento dall'inizio del raduno la sua proverbiale serenità, e timeout Recalcati a 15" dalla fine, con la Grecia in lunetta per i due tiri liberi.

E qui, dopo dieci anni, credo che finalmente si possa raccontare com'è andata veramente: Charlie sostituisce Bosca con Giacchetti, e disegna una specie di doppia uscita con 4 giocatori, tutti e 4 guardie, che prevede un "palla a Carra(retto) e che Dio ce la mandi buona". Di Ress nessuno si accorge, vuoi per il suo carattere pacato e schivo da buon trentino, vuoi perché ancora non aveva vinto 7 Campionati italiani, 5 Coppe Italia, 7 Supercoppe italiane e aveva solo fatto parte di quel gruppo '80 di sfigati che non avevano mai dato uno straccio di soddisfazione alla federazione nei campionati nazionali giovanili di cui abbiamo parlato all'inizio.

Usciamo dal minuto, e nel video si vede chiaramente, e noi 4 esterni ci diciamo "Scusa te dove vai?" "Ah io parto a sinistra" "Io prendo palla" "Io taglio di là" "Ma davvero Charlie ha disegnato uno schema per 4?" "Ma chi ca##o è il quinto?"

Nel frattempo, Tommy non si scompone, credo non si sia neanche accorto che ci fosse stato un timeout, e rimane bello solitario a rimbalzo. Segnano il primo, sdeng sul secondo e palla in mano Italia a 15" dalla fine, sotto di due.

Carra parte come un treno per uscire sul lato sinistro, Jacopo e Mordents cercano di portargli un blocco, ma i greci cambiano sul secondo e si ritrovano in due su Carraretto. E Ress?

Tommy non ha la più pallida idea di dove andare, è più sperduto di Alice nel Paese Delle Meraviglie e non c'è  uno straccio di Stregatto a cui chiedere dove andare. Va a destra, poi a sinistra, poi sale leggermente in post. Nel frattempo intravedo Mordente solo per un attimo smarcato,  e gli faccio un passaggio schiacciato che porta in rotazione la difesa greca.

Mordents scarica su Giacchetti e lì cominciano a venire fuori le "spaziatuve" che tanto stanno a cuore al buon Fabrizio Frates, marchiate nella nostra mente che neanche "The Puke" di Ed Monix era così impresso nelle menti dei Flint Tropics di Jackie Moon in Semi Pro.

Spaziature provate e riprovate in mille allenamenti, 3 contro zero, 4 contro zero, 5 contro zero, al mattino, al pomeriggio, spaziature per andare a cena, pasta col pomodoro e petto di pollo, spaziature sul pullman, spaziature in ogni palestra in cui siam stati a sudare per l'Italia in quegli anni, spaziature con Frates, con Recalcati, con Piccin, con Pancotto, arrivava un allenatore a dare un saluto e anche lui si spaziava, spaziature che due coglioni, però sapevo che la palla mi sarebbe arrivata perfetta per il mio ritmo di tiro.

E come sento il cuoio sui polpastrelli, mi vengono in mente come un flashback tutti i tiri che ho fatto in tutti quegli allenamenti, e gli allenamenti prima, e il Paron Zorzi, che a Gorizia mi chiamava "California" e che ha avuto le palle di mandar via una tale Carl Brown per mettermi in quintetto a 18 anni in serie A , che mi ripeteva "1-2" per darmi il ritmo del tiro, e adesso tutti i nuovi santoni che dicono che è sbagliato e il tiro è solo un lungo Uuuuuuuuno.

Dite un pò i numeri che volete, conta far paniere.

Fino a quel momento in tutto il torneo avevo un rispettabilissimo 0/8 da tre punti.

Ma "quando culo mangia pigiama", come dice Boscia Tanjevic, fin da piccolo, ho sempre avuto il tocco giusto in queste situazioni. Oppure ho sempre avuto un gran culo, resta il fatto che il paniere arriva, e si va a più uno, medaglia d'oro, Mamma Butta La Pasta, e vai di sangria.

 Tra le urla, i salti, i sorrisi, gli abbracci, i cinque alti e i cori, ricorderò sempre le parole di Walter Santarossa, che mi dice: "Pec, grazie, perché mi hai fatto vincere qualcosa", facendomi uno di quei complimenti che ti riempiono il cuore e ti fanno sentire davvero al settimo cielo, e l'abbraccio con Charlie, che mi guarda sorridendo, felice come se non avesse ancora mai vinto niente (e il palmares recitava già 3 Campionati italiani, 1 Supercoppa, 2 promozioni in A1, 1 bronzo agli Europei di Svezia, 1 argento alle Olimpiadi di Atene, solo per quanto riguarda la carriera da allenatore) e mi fa: "Pec, come da schema".

STATE SERENI ...SEMPRE...

 Andrea SUNSHINE Pecile #10

 

Il video degli ultimi 50":

 

Il video degli ultimi 15":

 

 

 

 

 

 

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