TOP 5: QUINTETTO ROMANTICO NBA


``Shooting is nothing. Anybody can shoot. The big charge is putting on a show for the crowd.`` Pistol Pete

Una delle rubriche che più mi piaceva scrivere per il mio sito era ispirata a "Alta Fedeltà", un libro di Nick Hornby che racconta la storia di Rob Fleming, 35enne proprietario del Championship Vinyl, un negozio di dischi di Londra.

Partendo da una classifica delle "cinque più memorabili fregature di tutti i tempi" (che sono ovviamente donne), Rob racconta la sua vita, le sue insoddisfazioni e i suoi stati d'animo, coinvolgendo i due aiutanti nel negozio, Dick e Barry, nel stilare diverse "top five", classifiche di ogni genere sugli argomenti più vari, anche se quasi sempre ad argomento musicale.

Imbattendomi nel blog di Matte, e ritrovando sia ALTA FEDELTA', sia la sua TOP 5: QUINTETTO ROMANTICO NBA, non potevo esimermi dal rispondere con una mia personale classifica Sunshine sul quintetto NBA più romantico di sempre.

Valgono le stesse sue regole per cui niente MJ, niente Magic e niente Larry Legend.

PLAYMAKER: "Pistol" Pete Maravich #7 (Che comunque avrebbe fatto compagnia agli innominabili qui sopra).

Sulla maglia ovviamente il soprannome virgolettato. Sul numero possiamo trovare un accordo.

44, quello del suo debutto nella NBA negli Hawks (aveva giocato con il 23 a LSU, la somma dei due numeri usati in precedenza alla high school, il 3 e il 20), un arrotondamento, tra l'altro verso il basso, della sua media punti al college (44,2 punti a partita quando ancora non esisteva il tiro da tre punti) o il 7, usato a New Orleans prima e a Utah dopo, con cui ha ritrovato lo spirito e le giocate di quando andava al college, vincendo nel '76-'77 il titolo di miglior realizzatore con 31,1 di media?

Andiamo col Pistol versione Jazz e con la sua risposta ad un commento sul fatto che si potesse avere successo nel basket anche senza tutti quei passaggi avventati: "Non ti pagano milioni di dollari per passaggi a due mani dal petto"

The original showtime.

GUARDIA: "Big O" Oscar Palmer Robertson #1

Tripla doppia di media per tutta la stagione '61-'62: 30,8 - 11,4 - 12,5

Tripla doppia DI MEDIA per tutta la stagione '61-'62: 30,8 - 11,4 - 12,5

TRIPLA DOPPIA DI MEDIA per tutta la stagione '61-'62: 30,8 - 11,4 - 12,5

Non volete i freddi e cinici numeri? Ok, allora prendetevi anche il primo e unico titolo dei Milwaukee Bucks, e aggiungeteci l'oro olimpico a Roma.

Scusate, ma non ce la faccio, 181. 181 triple doppie, per intenderci Lebroning James, il vostro Chosen One, è a quota 38. Il buon Oscar ne ha fatte 41 in una sola stagione. Che parliamo a fare? direbbe Jena Plissken...

Semplicemente il giocatore più completo che abbia mai calcato i palchetti delle arene NBA, uno che riempiva ogni casella del foglio statistiche ogni singola volta.

ALA PICCOLA: Bernard King #30

Con un cognome così, non servirebbero altre spiegazioni.

Capacità realizzative sublimi, elegantissimo in sospensione, uso di finte e perni da manuale dell' Accademia del Balletto. La notte di Natale del 1984 consegna pacchi a tutti per finire con 60 punti in maglia Knicks. La nottata si conclude probabilmente con parecchie "renne" a casa sua e tanta "neve", ma è un dettaglio meteorologico su cui sorvoliamo.

Se non vi bastasse e siete dei tipi tosti, allora non mi resta che mostrarvi questo spot delle Converse Weapon del 1986: in compagnia delle altre stelle della lega, il nostro sovrano si dà al rap in una delle mie pubblicità inerenti al basket preferite. (A proposito, ecco qua il prossimo argomento: vai Matte, voglio la tua TOP 5 DEGLI SPOT SUL BASKET)

ALA GRANDE: "DC" Derrick Coleman #44

Mancino, dominatore assoluto degli anni '90 del ruolo di ala grande con i New Jersey Nets di Kenny Anderson e Drazen Petrovic (sigh sigh), tanto da meritarsi la chiamata nel secondo Dream Team che vinse l'oro ai Mondiali di Toronto nel '94.

Nel torneo viaggiò con l' 84% dal campo e il 60% da tre.

Poteva fare tutto sui due lati del campo, e ogni tanto ne aveva pure voglia. Ma soprattutto faceva tutto nel mio NBA LIVE '95, all inclusive: giocavo solo con i Nets e passava tutto dalle sue mani. Ovviamente finivo con medie non lontane dai 70 punti, 35 rimbalzi, 10 assist (giusto il minimo sindacale per un double digit e per far fare un ventello al Mozart Dei Canestri) e quando scollinavo i 10 recuperi o le 10 stoppate celebravo la quadrupla doppia a suon di EstaThè e Biancorì.

Uno dei pochi di cui non ho mai trovato la maglia per aggiungerla alla mia collezione, anzi, se qualche matto schianto feticista delle jerseys retro che legge questo post mi riesce a dare una dritta, mi farebbe davvero un grandissimo regalo.

CENTRO: "The Cap" Kareem Abdul-Jabbar #33

38.387 punti.

Primo, e sarà per sempre così, realizzatore della storia della NBA.

6 anelli, 3 titoli consecutivi con UCLA nella NCAA, e un palmarès che se solo ve ne scrivo la metà ci serve un altra puntata del blog.

Non so quante volte al campetto ho provato a copiare il suo Sky Hook, l'infermabile Gancio Cielo con cui ha punito per tutta la sua carriera ogni difensore che si fosse messo in mezzo tra lui, gli occhialoni e il canestro, ma vista la differenza di altezza non credo sarebbe potuto diventare il pezzo forte del mio repertorio offensivo.

Tutte le volte che qualcuno provava a fare un tiro del genere o veniva deriso o veniva ripreso da qualsiasi allenatore, panchinato per tutto il resto della partita e messo a letto senza cena dai genitori.

Non mi stupisce affatto che un gesto tecnico così letale infatti non si veda più in giro, eccezion fatta per Mason Rocca, che non a caso l'ha imparato a Princeton, dove diciamo che la pallacanestro non è considerata come prima opzione per diventare qualcuno nel mondo, ma i cui studenti sono tra le persone più intelligenti del globo.

Oltre a Mason, il solo altro giocatore in grado di punire con continuità disarmante gli avversari con questo gesto tecnico è Max "Gancio", una delle leggende dei campetti triestini, argomento che andrebbe decisamente sviluppato e che, secondo le mie fonti, verrà presto portato sui teleschermi da Sky (mi riferisco ai campetti di Trieste, anche se "tutto pol succeder" e un servizio sul nostro Max sarebbe molto più interessante di certi programmi della De Filippi & Co).

E parlando di teleschermi, come non ricordare che il nostro Ferdinand Lewis "Lew" Alcindor jr. (questo il suo nome prima della conversione all' Islam), si è dilettato anche nel cinema, regalandoci qualche perla come questo scontro con Bruce Lee nel 1972 e successivamente nel 1980 pilotando "L'aereo più pazzo del mondo".

MVP.

PISTOL, BIG O, THE KING, DC e KAREEM: eccoli qui allora, nel mio quintetto romantico NBA all time.

Certo, sono tornato un pochino indietro con gli anni, ma si parlava di romanticismo, di giocatori che mi hanno ispirato quando passavo le ore al campetto a giocare con gli amici.

I primi tiri con la mano sinistra per sentirsi DC, i fondamentali rubati dalla videocassetta dell' eserciziario di Pistol Pete, il gancio cielo di Kareem, l'utilizzo del corpo del Re, il desiderio di essere presente in ogni aspetto del gioco di Big O... Chiedo scusa a tutti gli altri fantastici giocatori da cui ho provato a rubare anche solo una piccola cosa che non ho nominato, Reggie, Sheed, Penny, Spree, Jasone, White Chocolate e tanti altri ancora, ma ci sarà sicuramente un'altra occasione.

Mentre stavo finendo questo articolo ho cominciato a parlare con Sandrone Nicevic sulla Top 5 dei giocatori europei da inserire nel mio quintetto romantico di questa parte di mondo, e siamo rimasti un'ora a ricordare nomi e giocate pazzesche.

Nessuno spoiler, basta così; ma sono veramente curioso di leggere i commenti e alcune vostre top 5.

STATE SERENI ...SEMPRE...

Andrea SUNSHINE Pecile

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