INTERVISTA SU BASKETNET

28 Sep 2009

Pecile a BN: «Sono migliore di quando sono partito, ma ho la stessa voglia»

 

Finora ignorato dai club italiani se non per qualche timido interessamento, per Andrea Pecile non è certo una novità avere più fortuna all’estero piuttosto che nel nostro paese. Lo abbiamo quindi raggiunto in quel di Lugo, in Galizia, dove si sta allenando con il club locale (il Leche Río Breogán di Leb Oro, equivalente alla nostra Legadue) per tenersi pronto ad una chiamata, e con lui abbiamo parlato di Italia, di Spagna, di nazionale e del futuro.

Dove ti trovi in questo momento? Ti stai tenendo in allenamento?

In questo momento mi sto allenando a Lugo. Ho avuto qualche giorno di riposo perché la squadra ha disputato la coppa di Galizia, ma oggi riprenderò.

Dove pensi giocherai quest’anno? C’è qualche situazione in ballo?

Sto valutando alcune offerte sia dall’Italia che dalla Spagna. Ho scelto di venire qui a Lugo perché conosco l’ambiente, i giocatori e lo staff, ed ho chiesto loro ospitalità perché era evidente che non potevo rimanere ad allenarmi da solo a Trieste. Sono stati disponibilissimi ed io ho fatto tutta la preparazione con loro. Tra due settimane qui inizia il campionato, vediamo se si muove qualcosa.

Qualche parola sul prossimo campionato spagnolo: campagne acquisti, favoriti, giocatori preferiti…

Il Barcelona ha costruito una squadra che può vincere tutto, addirittura migliore di quella dell’anno scorso. Erano già molto forti, ma con l’arrivo di Rubio, Lorbek, Morris e Mickeal mi sembrano pronti a tutto. Dovranno ovviamente fare i conti con il Real Madrid, che con Ettore Messina ha un allenatore abituato a trionfare in qualsiasi realtà. Il Caja Laboral Vitoria ha fatto un mercato strano, bisognerà vedere come la squadra reagirà. Le altre le vedo un gradino sotto, con Malaga come possibile sorpresa.

Come vedi invece il prossimo campionato italiano?

Credo che sarà molto equilibrato per le “altre”, penso cioè che dopo Siena ci sarà una lotta tra il secondo ed il quarto posto, soprattutto tra le squadre che hanno investito un po’ di più come Milano, Roma o la stessa Virtus, anche se bisognerà vedere se effettivamente arriverà Penn e come procederà il recupero di Collins. Per il resto probabilmente sarà come ogni anno, ci sarà poca differenza tra la zona retrocessione ed il quarto-quinto posto. Dipenderà dai gruppi che si formeranno all’interno delle squadre e da come gli stranieri riusciranno ad amalgamarsi, ma penso che sarà molto equilibrato.

Inevitabile parlare anche di nazionale: come leggi le parole di Bargnani?

Ho letto le sue dichiarazioni sui giornali. Ho letto anche che la federazione non chiederà la wild card per il mondiale del prossimo anno quindi ci rimangono le qualificazioni per gli Europei 2011. Ci sono due anni di tempo per lavorare sul gruppo e far crescere i giocatori, è evidente che non eravamo pronti come squadra per arrivare agli Europei.

Riguardo alle parole di Bargnani, non so se il giornalista ha esagerato ma non ho mai letto un’intervista così, nemmeno nei suoi periodi di scarsa forma, quindi va presa con le pinze. Quello che è chiaro è che dopo l’argento di Atene il nostro movimento è in fase calante. Noi giocatori dobbiamo parlare di meno e giocare di più, perché le battaglie interne alla federazione devono essere risolte da altri, noi dobbiamo solo allenarci per elevare il nostro rendimento. Ci può stare di perdere con la Francia, ma non è possibile non essere competitivi contro squadre come la Bulgaria e la Finlandia.

Recalcati potrebbe essere parte della causa? Andava esonerato prima?

Io ho avuto un rapporto strano con la nazionale, perché sono stato convocato inizialmente da Tanjevic e ho fatto la tournee del 2002 in Cina con Recalcati, poi non sono stato convocato per due anni, ho disputato i Giochi del Mediterraneo e successivamente i Mondiali ma quasi senza entrare nelle rotazioni.

Credo però che queste idee non debbano venire dai giocatori, perché noi dobbiamo solo superare le difficoltà fisiche e tecniche e fare il nostro dovere sul campo. Il fatto che ci sia un allenatore piuttosto che un altro sicuramente influisce, ma non sta a noi decidere queste cose perché c’è una federazione ed un comitato olimpico. Se uno a fine carriera farà il dirigente potrà dire la sua, ma ora l’unica cosa che possiamo fare è andare in palestra a lavorare.

E per il futuro, anche tu vedresti bene Pianigiani?

Non credo conti solo l’allenatore, la questione è un po’ più ampia. Charlie è l’head coach della nazionale dal 2002 e ha tagliato traguardi storici, ma come lui ci sono stati grandi allenatori anche nel passato che sono stati sostituiti. Se ci sarà un cambio in panchina sarà per cercare di rinnovare le idee e cambiare stile ma non spetta a me dire chi vedrei meglio. Obiettivamente, per quello che è stato il livello della nostra pallacanestro negli ultimi anni, non ci saremmo qualificati nemmeno con Phil Jackson. Credo che noi giocatori non dovremmo dire se è meglio Pianigiani, Scariolo, Messina o Boniciolli, dobbiamo solo migliorare il livello della pallacanestro italiana perché non è possibile che chiunque ci sia superiore.

Vuoi dire che Bargnani poteva forse risparmiarsi qualche dichiarazione?

Credo che Andrea sappia benissimo qual è la responsabilità che ha nei confronti della pallacanestro italiana essendo un giocatore franchigia nella NBA, ed è giusto che si prenda delle responsabilità nel modo che ritiene più adeguato, che lo si condivida o no. Magari per lui era più facile essere guidato da Messina, che gli dava dei compiti precisi, piuttosto che da Recalcati, che lascia più spazio alla creatività. L’importante è che i tre della NBA e gli altri che hanno vinto molto in Europa siano coscienti del fatto che quando parlano qualcosa si muove.

Tornando a parlare del tuo futuro, cosa pensi di poter dare ancora alla pallacanestro italiana? Perché una squadra dovrebbe scegliere Andrea Pecile?

Penso di avere un’esperienza notevole in campo internazionale, ho 29 anni e sono nel massimo della mia forza fisica e mentale. Sono 5 anni che sono qui in Spagna, ma ho la stessa voglia di giocare che avevo prima, tant’è vero che ogni estate vado a giocare al campetto. In Italia si pensa ancora che io sia un playmaker di rottura perché certe etichette non te le togli mai, ma penso di essere un giocatore molto più completo di quando ho lasciato l’Italia.

Chissà che non ci possano essere presto nuovi sviluppi. In caso contrario, Andrea Pecile non si farà certo mancare una partita al campetto con gli amici di sempre a Trieste.

 

 

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