PERCHE' GIOCO A BASKET by Brezzy

23 May 2009

Andrea Brezigar è un ragazzo del '79... Uno di "quelli + grandi". Uno di quelli contro cui da piccoli non si vinceva mai... Per il mio Don Bosco, quello degli '80, "A" o "B", le sue squadre erano come i Pistons per i Bulls, vincevano loro e le botte le prendavamo noi... 

Ancora oggi nessuno di quei ragazzi contro cui giocavo da bimbo si immagina quanto mi motivasse provarci ogni volta, e, a poco a poco, riuscire a fargli un canestro, rubargli un pallone ed avvicinarmi alla vittoria... Che fossero del Don Bosco stesso, della Libertas, della Pallacanestro Trieste, o della Servolana poco importava perchè, alla fine della fiera, ogni partita era una nuova sfida...

L'altro giorno mi sono imbattuto in questo articoletto scritto da Brezzy e gli ho chiesto se potessi pubblicarlo nel mio sito...

Per me Brezzy rimarrá sempre cosí: tiratore bombarolo, meglio farlo penetrare, fin sotto va meglio a destra, a sinistra palleggio arresto e tiro, roccioso e intenso, capacissimo di falli duri, competitivo, vincente e uno coi coglioni...

Della serie: -Te marchi Brezzy.

-No posso cior quell altro la?¿

 

 

Perchè gioco a basket?...

....me lo sono sempre chiesto, e in alcuni casi, probabilmente anche gli altri.

Quando sei bambino, sei vivace, iperattivo e con tanta energia da poter illuminare una cittadina di un migliaio di persone. Così i tuoi genitori decidono di farti fare uno sport, calcio, basket, pallavolo, ma solo giochi di squadra....aiutano a socializzare e farsi delle nuove amicizie.

Da bambino è tutto un gioco, corri di qua, corri di là, urla, grida, pianti....

Poi inizi a crescere, il gioco ludico puro e semplice si trasforma in qualcosa di più serio, gli esercizi sono più mirati, inizi a pallaggiare con entrambe le mani, il tuo tiro a canestro migliora, il tuo fisico cambia, le nozioni sportive cambiano...cresci, e tutto inizia a delinearsi, a farsi più chiaro.

Man mano che procedi nel tuo percorso sportivo conosci nuovi sentimenti, gioia, tristezza, fatica, che nel mondo di tutti i giorni hai già conosciuto, ma in modo diverso....

Se oggi dovessero chiedermi perchè gioco a basket....sinceramente a 30 anni non saprei cosa rispondere.

Probabilmente direi che è un semplice modo per evadere dalla vita di tutti i giorni, una valvola di sfogo....e credetemi che lo è....o forse, più semplicemente, risponderei..."Hey, non sono io che non riesco a lasciare...è il basket che non riesce a lasciare me...."Più semplice di così....

Ormai sono 25 anni che la palla a spicchi fa parte della mia vita, tempestata da alti e bassi, gioie e dolori, sorrisi e lacrime.Arrivi e partenze, notti insonni prima di una partita e notti fantastiche dopo la partita. Tristezza e sconforto dopo una partita persa, una finale mancata...Alti e bassi.....

Il nervosismo di un impegno importante durante tutta la settimana, la tensione di sapere se giocherai...quanti minuti, e se lo farai bene.

Da piccolo vivi questi momenti insieme ad altri 10 giocatori, e potevi leggere nei loro occhi le tue stesse paure, sei in un periodo della tua vita in cui cerchi delle conferme, e sai che in quel momento non sei solo perchè qualcun altro la pensa come te...e ti senti meglio.

Quando entri in palestra, è come se la realtà intorno a te cambiasse, ti immergi in un mondo che non è reale, è un mondo parallelo, un mondo che tu ti crei..a tua immagine e somiglianza.Il modo in cui giochi, il tuo tiro, il palleggio, la difesa, sono cose che hai imparato seguendo un percorso che ti è stato dato, ma il tuo modo di giocare alla fin fine, è una tua creatura. ti sei impegnato per tirare in quel modo.

Per pallaggiare, per fare quel cambio dietro alla schiena che da piccolo per riuscirci dovevi slogarti un'anca per farla passare dall'altra parte...o il palleggio sotto le gambe, che vedevi alla televisione e pensavi...che ci vuole, e poi lo facevi tu, e per riuscirci facevi una spaccata che neanche la fracci....ma perseveri, e ogni giorno ci provi e ogni giorno hai l'anca slogata, ma arriva il giorno in cui ci riesci e ti senti il giocatore più forte del mondo....

Sei cresciuto guardando Jordan, Magic, Bird alla televisione, e quando scendevi in campo dentro di te facevi finta di essere come loro e ti divertivi...in campetto tu eri jordan, lui era pippen...poi c'erano i magic i bird, i barkley, a ancora tutti gli altri.

Insomma ogni giorno facevi parte di un Dream Team e ti sentivi in cima al mondo....

Quando ripenso a questi 25 anni, la prima cosa che mi viene in mente sono gli amici. I miei compagni, i miei fratelli.Quante ne abbiamo passate, e quante ne abbiamo fatte. Tante da scriverne un libro. La cosa bella è che, sopratutto quando si gioca insieme per tanti anni, sai perfettamente che anche loro la pensano come te. Puoi cambiare squadra, città o addirittura paese, ma sai benissimo che quando tu pensi a quella finale vinta, anche qualcun altro lo farà.Sentimenti comuni, pensieri condivisi con altre persone....

...Emozioni...sensazioni..

.piccole cose delle quali non puoi fare a meno...

La voglia di arrivare prima ad allenamento per fare un paio di tiri da solo in una palestra deserta...l'odore dello spogliatoio vuoto appena pulito che ti sembra di stare a casa, l'odore del cuoio del pallone. La sensazione di quel cuoio fra le dita, provare a tenere la palla con una mano sola e non riuscirci, passarti i polpastrelli sulla maglietta bagnata per riuscirci... ...e comunque non riuscirci...

il tiro da fondo campo, segnare, girarti e scoprire che nessuno ti guardava perchè sei ancora solo...il custode della palestra che ti passa lo scopettone in campo mentre tiri, l'arrivo dei compagni, il ridere di qualsiasi cosa prima dell'allenamento perchè sai che da lì alle prossime 2 ore sputerai sangue per un posto in squadra. L'allenamento... il coach che si incazza, il coach che ride perchè un tuo compagno "inciampa sulla riga"...i consigli, gli errori, le palle perse, le palle recuperate, penetrazioni che neanche jordan, la stoppata che neanche una veloce di pallavolo presa l'azione dopo....

I contrasti duri durante l'allenamento, i duri contrasti che ti mettono faccia a faccia con un tuo compagno...che dopo 2 minuti sono già passati... La preparazione alla partita, gli schemi, le difese innovative e le difese classiche, che se le fai bene gli avversari vanno in crisi e che se le fai male gli avversari ti fanno un culo come una scimmia....i tanto agognati tiri liberi di metà allenamento, l'acqua che ti bevi dal rubinetto che se potessi inglobarti il rubinetto direttamente in gola faresti sicuramente meno fatica....capitare proprio sull'unico rubinetto che piscia un filo d'acqua e aspettare che qualcun'altro finisca.

la partitella di fine allenamento per provare gli schemi, incazzarti perchè il coach ti ferma ogni minuto, a 30 anni capire che lo faceva per un motivo...

le partite...la concentrazione del prepartita, ascoltare la canzone preferita mentri sei sul tram che ti porta in palestra, arrivare in palestra e mentre indossi la divisa sentirti un pò come superman nella cabina telefonica...

sei concentrato chiudi gli occhi e ti immagini la partita, la vedi prima di giocarla studi le mosse che farai, il particolare dell'azione che ti porterà a tirare o a passare smarcando un tuo avversario, gli applausi dei compagni e del coach....il coach che ti manda a cagare perchè il passaggio è arrivato in tribuna. gli high five che ti dai coi compagni, il momento più brutto, la sostituzione.....la paura di non entrare più in campo perchè le cose vanno bene così. il rientro, dove devi fare meglio di prima perchè se no un'altra occasione forse non ci sarà...

lo scorrere dei secondi sul cronometro...pensare che se sei sotto di 10 a 5 minuti dalla fine ti bastano 3 bombe e 3 penetrazioni, ma devi recuperare almeno 5 palloni e lasciare che i tuoi avversari facciano solo 5 punti per tornare in parità.....che se ti sentisse la tua prof di matematica avresti il 7 politico tutto l'anno.

gli ultimi 10 secondi di una partita. i 10 secondi più importanti che se sei avanti di 20 è un conto, che se sei pari di caghi addosso. perchè credetemi che anche jordan si cagava addosso...me lo ha detto lui in confidenza...

la vittoria, la sconfitta, il fastidio per aver sbagliato un tiro di troppo, il pensare che "se mettevo quel tiro" cambiavano le cose...pensare che quel tiro forzato ti è entrato, e non sai neanche tu come...

Cantare nello spogliatoio pensare a dove si va dopo, organizzare la serata tutti insieme, perchè con i tuoi compagni oltre a giocarci, ci vivi.

E poi?.....e poi niente....ti svegli il lunedì mattina e ricominci. ancora e ancora...finchè una mattina ti rendi conto di essere cresciuto, purtroppo se sei qualcuno arriverai da qualche parte, se sei poca roba ti accontenterai di qualche campionato minore, ma credetemi che il bagaglio che ti porti dietro è, e sempre sarà, la cosa più preziosa che avresti potuto desiderare. Che sia l’Nba, l’eurolega, o il torneo della parrocchia, ancora oggi nello spogliatoio, indosso la divisa e faccio finta di essere superman, immagino la partita, mi infilo le scarpette da 200€ (perché il vizio dei cestisti sono le scarpe) entro nella palestra ancora vuota, gli occhi si abituano alle luci, prendo la palla da terra con una mano sola (ndr) tiro verso il canestro dall’altra parte del campo. Segno….mi giro, ma so già che non ci sarà nessuno che mi ha visto. Sorrido…..

I Love This Game……..

Brezzy 

 

 

 

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