INTERVISTA SU SUPERBASKET

18 Nov 2008

Siviglia - E’ appena finito l’allenamento del Cajasol e mentre Andrea Pecile continua a provare i tiri impossibili da 20 metri, a bordo campo Tyrone Ellis decide che è il momento dell’offensiva: “Io giocavo negli Stati Uniti ma il mio pallino era giocare insieme a Pecile: così quando Napoli mi ha chiamato ho accettato immediatamente ma appena arrivato in Italia mi hanno detto che Pecile non giocava nel suo campionato ma in quello spagnolo. Così ho cercato una squadra nella ACB e ora finalmente ho potuto coronare un sogno mio e della mia famiglia, giocare insieme a Pecile. Qualche settimana fa mi ha cercato anche una franchigia NBA ma ho risposto di no perché io ora Pecile non lo mollo più”. Il gioco lo prosegue il capo ufficio stampa del club andaluso: “Pensa, Tyrone, che mi arrivano email per Pecile dalla Birmania e dallo Sri-Lanka. Paesi dove il basket non esiste, eppure anche lì Andrea è famoso”. E’ sotto gli occhi di tutti che il triestino abbia impiegato poche settimane per integrarsi nella sua nuova squadra, quello che Ellis e gli altri non sanno è che il tasto della credibilità è quello più delicato sul quale battere in questo periodo. “Sono in ACB da quattro anni, da capitano a Granada e ora a Siviglia, lo scorso anno ho chiuso tra i primi cinque esterni del campionato spagnolo come cifre eppure vedo che in giro c’è gente che guadagna più di me, e ha più responsabilità in club prestigiosi, e che contro di me fa sempre enorme fatica. Dico questo a rischio di sembrare presuntuoso ma sono convinto di aver dimostrato con i fatti di valere più di quanto abbia ricevuto, è un discorso che può essere esteso anche alla Nazionale dove spesso mi sono stati preferiti giocatori che col livello europeo non si erano mai confrontati”. Può dipendere dalla sua personalità debordante, dalle attività collaterali (il sito, la linea di abbigliamento, i vari blog) che in qualche caso hanno messo in secondo piano i numeri del giocatore? “Voglio sperare che non sia così, ovunque abbia giocato mi ricordano come uno che in campo ha dato il 100%, anche ad Avellino dove qualcuno è rimasto male quando sono andato via. Non ho costruito un personaggio per ottenere visibilità, sono solo me stesso, in campo e fuori e nessuno può dirmi di avermi mai visto distratto dalle altre attività”. Miglior giocatore del quarto turno dell’ACB e mattatore della vittoria ottenuta in casa del Real con 23 punti, l’avvio di stagione di Pecile è stato inversamente proporzionale ai disastri di Siviglia, quattro sconfitte nelle prime quattro uscite prima della rinascita di Madrid. “Sto bene, credo che questo sia il momento migliore della mia carriera. Conosco il mio corpo, non vado più nel pallone se sbaglio i primi tre tiri, so come modulare i ritmi. Altrimenti non giocherei 30 minuti in ACB, anche se in Italia ancora sono noto come un playmaker di rottura”. In estate il doloroso addio a Granada, dove Pecile era l’idolo delle folle. “Non ci siamo trovati con i tempi e col contratto, l’importante è essere andati via dopo la salvezza e infatti quando sono tornato a Granada con Siviglia ho ricevuto solo applausi. Sono andato vicino alla firma col Kazan e poi col Panionios, anche Roma ha sondato la disponibilità ma poi Siviglia mi è sembrata l’occasione giusta per rimanere in Spagna e salire un altro gradino. Le cose all’inizio non sono andate bene ma rimango fiducioso e la vittoria di Madrid mi ha confermato che nei playoff ci possiamo entrare”. Anche Siviglia, come Granada, è in Andalusia, regione devota al basket e in questo periodo rappresentata al vertice da Malaga: col Cajasol Pecile ha firmato un contratto di un anno, in attesa di vedere se in qualche club di prima fascia si liberi un posto per lui. “E’ un club più ricco, organizzato e ambizioso di Granada, dove peraltro sono stato trattato come un re. C’è meno passione qui perché i sivigliani sono più attratti dal calcio, è un pubblico che segue la squadra solo se va bene e noi in questo senso non abbiamo un input positivo ai nostri tifosi. Ma i 7000 fissi di Granada qui sono utopia, il palazzetto non ne tiene più di 5000”.

Al di là del pessimo avvio, la squadra di Comas sembra accreditata per un posto nelle prime otto: dopo l’addio di Bennett le rotazioni degli esterni si sono impoverite, Pecile parte stabilmente playmaker e accanto a lui Ellis, con Miso e Rivero a uscire dalla panchina. L’ala piccola titolare è il polacco Ignerski ma da 3 Comas può utilizzare anche Warren Carter. I quattro lunghi sono Ilic, Savanovic, Triguero e De Miguel, un pacchetto completo e assortito: un roster adeguato ma reso zoppo dalla rinuncia di Bennett, che dopo due mesi di allenamento con Pecile ha deciso di dare l’addio al basket. “Ci siamo rimasti male tutti, Elmer è sempre stato abituato ad essere un punto di riferimento nelle squadre in cui ha giocato e quando si è reso conto che quest’anno avrebbe fatto fatica ha preferito lasciar perdere. Abbiamo provato a farlo desistere, se non altro perché ci desse una mano in attesa del suo sostituto ma non c’è stato nulla da fare”. Ma la risposta del gruppo a Madrid è stata fragorosa. Nell’incantevole Siviglia, Pecile vive in una casa su due livelli a un chilometro dal centro, cinque minuti dalla palestra e cinque dallo stadio Pizjuan dove più volte è già andato a veder giocare il suo amico Enzo Maresca, ormai andaluso di adozione. “In Spagna si vive molto bene, difficilmente chi viene qui poi ha voglia di tornare in Italia. Anche se è una prospettiva che ovviamente non escludo per il futuro: un problema alla mano mi ha impedito di giocare a Granada e a Madrid mi hanno dovuto mettere 4 punti in testa dopo un colpo ma sono soddisfatto del mio avvio di stagione: Comas si fida di me, gioco tanto e sento la fiducia dei compagni anche se la partenza di Bennett purtroppo mi toglierà qualche minuto da guardia. Per ora Elmer non sarà sostituito, probabilmente la dirigenza vuole vedere come ammortizziamo il colpo e se l’exploit di Madrid avrà un seguito prima di prendere una decisione: d’altra parte non possiamo perdere altri colpi dopo lo 0-4 iniziale se non vogliamo subito compromettere le nostre ambizioni, ovvero arrivare a giocare la Copa del Rey ed entrare nei playoff. Tenevamo tanto anche ad entrare in Uleb Cup ma recuperare in casa 15 punti a Riga non è per niente una passeggiata”.

Nel momento di massima realizzazione del suo slogan-tormentone “Stai Sereno… sempre…”, c’è ancora un argomento capace di togliere il sorriso a Pecile: la Nazionale. “Non ha fatto piacere a nessuno la mancata qualificazione degli azzurri ma dico che le critiche rivolte a chi ha rinunciato sono state eccessive: penso che in Nazionale debba andare solo chi veramente lo vuole, chi non ha altri pensieri per la testa e non vivrebbe il raduno come una mezza condanna, a scapito tra l’altro dei compagni e della serenità del gruppo. Non ho problemi a dire che la scorsa estate ho rinunciato io alla maglia azzurra, dopo aver parlato con Charlie. C’ero rimasto male dopo l’esclusione agli Europei del 2007, sono stato l’unico giocatore che aveva partecipato ai Mondiali dell’anno prima a non essere ricontattato. E in Giappone avevo giocato poco ma non era stato un disastro, per me. Per il futuro non so cosa possa accadere ma a pelle dico che al momento non mi sento tanto parte integrante di questo gruppo, che comunque la scorsa estate ha lavorato duro e dato tutto. Ma magari visto che ci sono i Giochi del Mediterraneo a Pescara posso provare a giocare quelli e provare per provare a ripetere Almeria”. Dove nel 2005 Pecile segnò sulla sirena la tripla che stese la Grecia e ci consegnò la medaglia d’oro. “Oppure, visto che adoro la filosofia e i metodi di Ticchi, potrei chiedere di essere convocato con la Nazionale Femminile”. Niente da fare, è più forte di lui: dopo un massimo di 45 secondi di risposta seria si attiva la modalità “Sunshine” e le relative conseguenze. Ma finché i numeri nella ACB sono questi (16.0 punti, 3.5 rimbalzi, 17.5 di valutazione in 31’, 65% da due, 43% da tre), ha sempre ragione lui. Perché se fuori dal campo la sua professione è quella di far sorridere, sul parquet gli avversari non è che si divertano poi tanto…

 

 

 

Box il personaggio

Manel Comas, il coach che sta sereno…spesso

 

“Gliel’hanno rubata, gliel’hanno rubata”.

E’ entrato in palestra correndo e urlando queste parole, Manel Comas, due domeniche fa alle 20.15. La Ferrari, secondo il tecnico del Cajasol, era appena stata vittima di un complotto orchestrato dalla McLaren e quello sarebbe stato l’argomento dominante dell’allenamento che stava per iniziare. Poco importa che i giocatori di Siviglia, dopo la seduta di pesi, lo stavano aspettando da una buona mezzora. Comas è così, prendere o lasciare, e Pecile decisamente prende: “Mi piace da impazzire perché è divertente, brillante, originale in ogni cosa che fa pure se non è più giovanissimo. Già il fatto che sia un patito della batteria e che suoni in un gruppo me l’ha fatto amare”. 64 anni il prossimo 29 novembre, Comas ha alle spalle una carriera lunghissima: ha allenato Tau (1 successo nella Copa del Rey nel 1995 e 1 Coppa Europa nel 1996), Real Madrid, Bacellona, Badalona (1 Korac nel 1981), Valladolid (l’anno di Myers), Saragozza, Manresa e poi Siviglia nel 2006. Il rapporto si interruppe bruscamente, dopo che Comas aveva definito i suoi giocatori “una banda di coglioni” ed etichettato Demetrius Alexander come NAF. Il simpatico acronimo stava per “Negro Atletico Fraudolento” e non suscitò ilarità nel giocatore americano e neanche nella dirigenza del club andaluso, che lo sollevò dall’incarico. Quest’anno il ritorno sulla panchina di Siviglia e l’incontro con Pecile. Che Comas ha investito di ulteriori responsabilità dopo l’addio di Elmer Bennett, tanto che per supportare il triestino non sarà preso un sostituto, per ora. “E’ un patito della mia filosofia “Stai Sereno…sempre” e l’altro giorno prima della partita con Madrid ha provato a caricarci con un discorso simile a quello di Al Pacino in “Ogni Maledetta Domenica”. Per dire che avremmo dovuto vincere grazie ai nostri attributi ha gridato, fissando gli americani: “We will win with our eggs”. Vi avrei voluto far vedere lo sguardo interrogativo di Tyrone Ellis…”. E sempre per restare in tema, il giorno dell’esonero da Siviglia aveva anche detto che c’erano squadre della lega femminile con più attributi della sua. Non erano particolarmente sereno, Comas, nel 2006.

Giancarlo Migliola

 

 

 

Please reload

In evidenza

TROPICS WEEKLY: INDICAZIONI STRADALI TROPICALI PER VILLA ARA

June 25, 2017

1/10
Please reload

Post Recenti