La storia del Pec

 

raccontata da G.Migliola

 

Andrea Pecile può essere considerato la risposta italiana a chi gli chiede come si chiama. 

Nato ai bordi di periferia della meravigliosa Trieste il 30/03/1980, frequenta con alterne fortune fino a 16 anni il playground del “Don Bosco, Be Happy”. Suo malgrado, Tonino Zorzi, soprannominandolo "California", lo lancia in quintetto a Gorizia quando il nostro non ha ancora ottenuto la possibilità di assistere a film pornografici nei cinema del Triveneto, opportunità che poi sfrutterà copiosamente. 

Successivamente arriva il trasferimento a Ragusa, alla corte di Gianni Lambruschi, che lo ribattezza "Adriano Il Molleggiato", per la sua passione per Celentano, e a metà stagione chiarisce ai media locali: “Il playmaker è l'espressione della squadra: noi abbiamo un playmaker deficiente e quindi giochiamo come una squadra di deficienti”. 

Conquistata anche la Sicilia, arriva il triennio di Pesaro, tra Serie A vissuta da cambio di Melvin Booker, la partecipazione alla Suproleague e l’ Eurolega e una settantina di cuori infranti nel lungomare che va da Bellaria a Fano.

E’ il momento migliore di Andrea, che poi sposta i suoi talenti in Andalusia, nella fattispecie Granada, club che riporta in ACB ricalcando le orme di Jackie Moon dei Flint Tropics: playmaker titolare, capitano, responsabile delle cheerleader, leader riconosciuto in campo e fuori. 

In Spagna trascorre due anni meravigliosi e allora Pec decide di tornare a farsi un po’ di sangue amaro dalle parti nostre: la stagione di Siena non è memorabile in quanto a risultati di squadra, ma è pur sempre un'altra stagione in Eurolega, e l’anno successivo, dopo tre mesi trascorsi ad Avellino c’è il ritorno in Spagna perché Granada torna ad abbracciare il suo capitano. 

Seguirà la chiamata di Siviglia ma a Pec il ruolo di Barbiere sta un po’ stretto e allora firma per la ridente Lugo, la risposta galiziana a Gorizia quanto a clima e appeal turistico. 

La stagione successiva il definitivo ritorno in Patria, dove prova a fare il profeta prima a Rimini e poi in rapida sequenza a Jesi, Bologna sponda Biancoblu Fortitudo e Pesaro. 

Dopo la salvezza al fotofinish conquistata con la Vuelle ha messo il punto ed è andato a Capo d’Orlando, altro club di Serie A di una carriera che non esiteremmo a definire memorabile se solo non fosse la sua.

 

 

In Nazionale tre momenti significativi: l’ottimo Europeo giocato da ventunenne in Turchia nel 2001, il Mondiale giapponese del 2006 che gli vale la comparsa nell’NBA Live dell’anno dopo, ma soprattutto la tripla sulla sirena segnata alla Grecia che ci valse l’oro ai Giochi del Mediterraneo di Almeria nel 2005. Era l’1 luglio 2005, da quel giorno nessuna Nazionale Maschile Senior si è più messa al collo uno straccio di medaglia.

Non c’è mai fine al Pec…